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Lucia CoppolaTrento, 19 febbraio 2013
ParitÀ di genere, le «ricette» dei candidati
Il triste primato nazionale: siamo il paese europeo con meno donne occupate
Fedrizzi: «Solo Messico e Turchia peggio di noi».
Sel e La Destra chiedono il riconoscimento del lavoro di casalinga

dal Corriere del Trentino di martedì 19 febbraio 2013

Parità di genere? Troppo ancora il divario tra uomo e donna nella politica, nel lavoro, nella società e all’interno della famiglia. A snocciolare qualche dato ci ha pensato Simonetta Fedrizzi, presidente della commissione provinciale per le pari opportunità tra uomo e donna che ieri, in sala Rosa della Regione, ha invitato i candidati di Camera e Senato alle prossime elezioni per raccogliere pareri e soprattutto delle dichiarazioni d’intenti. «Perché di questo passo – ha detto Fedrizzi – ci vorranno altri 40 anni prima di arrivare ad ottenere risultati davvero concreti, ovvero il fifty/fifty».

La presidente ha ricordato che la partecipazione alla forza lavoro delle donne in Italia è tra le più basse dei paesi Ocse e la più bassa in Europa. Nel 2011 solo 52 donne italiane su 100, fra i 15 e 64 anni, lavoravano o cercavano attivamente un lavoro. In Spagna erano 69, in Francia 66, in Germania 72, in Svezia 77. . Solo in Messico e Turchia erano meno che in Italia. «Sul divario di genere –  ha sottolineato Fedrizzi – siamo all’80esimo posto in classifica». La colpa di questa mancata equità? In generale tutti i candidati presenti hanno rilevato che, ancora, siamo di fronte ad un cambiamento culturale che tarda ad arrivare. Il concetto atavico da debellare è che l’uomo va a lavorare, la donna deve fare anche tutto il resto. E quel «tutto il resto» pesa nel mondo del lavoro perché visto come marchio invalidante nella produzione, pesa nella vita familiare perché sua è la responsabilità del benessere di marito, figli e sempre più spesso anche di anziani da accudire.

E se Lucia Coppola (Rivoluzione Civile) lo ha vissuto «nella vita personale e nel lavoro», Cristiano Zanella (Movimento 5 Stelle) lo vede «nella gestione della maternità perché quando arrivano i figli, il resto va sacrificato. Io – ha raccontato – lo scorso anno ho dovuto seguire le mie figlie piccole. Mia moglie non poteva e non avevamo il paracadute parentale».

Ezio Casagranda (Rivoluzione Civile), se ne è occupato per 30 anni quando faceva il sindacalista e lo ha riscontrato soprattutto nel privato, dove il lavoro femminile è penalizzato dalla maternità e dal matrimonio. «Le donne – ha osservato – spesso fanno i lavori più umili e con enormi difficoltà riescono a raggiungere ruoli apicali».

Ma quali sono i problemi delle donne? Iniziano e sembrano non finere mai. Faticano ad entrare nel mondo del lavoro, faticano a conciliare lavoro e vita familiare, faticano a fare carriera. «Anche nella politica» rileva Michaela Biancofiore (Pdl) che azzarda poi una provocazione: «Perché non fare un ministro delle pari opportunità uomo così tocca con mano i problemi delle donne e non eleggere un ministro della difesa donna?».

Ma c’è anche chi difende il ruolo della casalinga come Angelina Pisoni (Sel) e Titti Monteleone (La Destra) che si auspicano un riconoscimento per chi lavora in casa «perché anche le casalinghe sono produttrici di Pil». Si spinge più in là Monteleone: «serve un riconoscimento anche morale per le donne che si vogliono realizzare in casa». Come dire attenzione che la donna felice come angelo del focolare esiste ancora. Mara Dalzocchio (Lega Nord) ha invece rilevato come se ci fossero più donne in politica «non ci sarebbero tanti provvedimenti così discriminanti. Pensiamo cosa è successo per la Tares e i pannoloni, una donna avrebbe intuito il problema».

Ma allora cosa si può fare? Per Dalzocchio «le donne devono perdere l’atteggiamento da perdenti, non mettersi in contrapposizione agli uomini e cercare una condivisione». Le quote rosa non piacciono più a nessuno, solo Vittorio Fravezzi (Pd-Patt-Upt) invita a non snobbarle per ipocrisia e avanza asili nido gratuiti e part time. Coppola propone una maggiore tutela della maternità e più puntuali politiche di reinserimento, Pisoni chiede detassazioni per le attività di cura. Laura Froner (Pd), infine, punta al nocciolo del problema «si deve insistere sul livello culturale, iniziare dalla scuola a spiegare la parità di genere tra uomo e donna».

 

      

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